STORIE DI J.LEAGUE

 

La nascita della J.LEAGUE

 

 

(foto di Mario A.Persegani - opera propria - tutti i diritti riservati)

 

di Mario A. Persegani

La J.League è la prima lega professionistica giapponese ed è un campionato molto conosciuto e apprezzato, nonostante sia nato in tempi relativamente recenti. Prima della sua creazione il calcio in Giappone era vissuto a livello amatoriale o al massimo semi-professionistico ed era gestito dalla JSL (Japan Soccer League) strutturata in due divisioni, prima e seconda con il classico meccanismo delle promozioni/retrocessioni. 

La JSL nacque a metà degli anni ’60 quando, grazie alle ottime prestazioni della nazionale di casa alle Olimpiadi di Tokyo, il calcio cominciò ad avere un certo seguito e sia tra la popolazione che, di riflesso sui media. Presto si diffuse in tutto il paese l’idea d'istituire un campionato Giapponese sulla falsariga dei tornei Europei e Mondiali. Le squadre partecipanti erano per lo più collegate a importanti aziende e i giocatori selezionati tra i dipendenti. Il primo campionato si disputò nel 1965, fu vinto dal Toyo Kogyo (vecchia denominazione delle casa automobilistica Mazda e oggi Sanfrecce Hiroshima) ed ebbe un discreto successo al punto che i vertici federali decisero di sfruttare il momento per trasformare il calcio nipponico in un vero e proprio sport di massa. Le difficoltà non erano poche: bisogna tenere presente infatti che fino a quel momento il calcio in Giappone era considerato uno sport minore, poco seguito dalla popolazione e poco considerato dai media, ancora molto lontano dal baseball o dall’amatissimo sumo per i quali invece l’interesse degli spettatori e sopratutto degli irrinunciabili sponsor era altissimo. L’unica competizione esistente era la Coppa dell’Imperatore, torneo a eliminazione diretta che richiamava interesse solo nelle fasi finali. Il primo passo fu dunque quello di aumentare gradualmente il numero delle squadre e il secondo quello di permettere ai club di reclutare giocatori in modo più ampio: nei primi anni ’70 venne concessa la possibilità d'inserire in rosa anche dipendenti di filiali o distaccamenti presenti fuori del territorio nipponico. Questa modifica favorì indirettamente la squadra dell’azienda motorista Yanmar (oggi diventata Cerezo Osaka) che avendo filiali in Brasile inserì in formazione elementi di buonissima qualità tecnica diventando immediatamente competitiva e vincendo ben quattro titoli in dieci stagioni. 

Con il passare degli anni la JSL consolidava la propria importanza diventando sempre più popolare e attirando un numero crescente di sponsor. Vennero attuati numerosi cambi di regolamento e di formula e il livello del calcio nipponico iniziò ad alzarsi in maniera netta. La caratteristica della "amatorialità" divenne però sempre più anacronistica e le squadre più forti e ricche iniziarono a stipendiare giocatori attraverso contratti professionistici mascherati, sfruttando norme regolamentari imprecise e lacunose. La situazione divenne incontrollabile negli anni ’80 quando le differenze tra giocatori divennero tali da sfociare in lamentele, accuse di professionismo e infine in scioperi impensabili fino a qualche stagione prima. Una prima apertura al professionismo si registrò nel 1988 con speciali deroghe che permisero l’introduzione di contratti dichiaratamente non-amatoriali e nella stagione successiva dove il numero di calciatori professionisti aumentò in modo sensibile. Ormai i tempi erano maturi: la JFA si convinse a creare un campionato completamente professionistico.

Nel 1989/90 venne ideata la J.League la cui prima edizione fu programmata per 1993: i tre anni successivi furono caratterizzati da una attenta fase preparatoria, ricca di cambiamenti importanti come quelli relativi alle strutture societarie, alle denominazioni dei club, al rinnovo degli stadi e non ultimo alla ricerca di calciatori-immagine per promuovere la nuova lega, per lo più campioni affermati ormai a fine carriera ma dal grande nome come Zico, Ramon Diaz, Littbarski, Buchwald e Lineker per citarne alcuni. La prima competizione che coinvolse le nuove squadre targate J.League fu la Coppa di Lega (chiamata Yamazaki Nabisco Cup per ragioni di sponsorizzazione) che si giocò nel 1992 e fece da preludio alla J.League vera e propria: a vincere il trofeo furono i fortissimi Verdy Kawasaki (oggi Tokyo Verdy), allora la squadra più famosa e seguita del Giappone.

Il primo campionato di J.League iniziò nel Maggio 1993 e terminò con la vittoria dei soliti Verdy, veri dominatori in quel periodo, davanti ai Kashima Antlers. Il successo fu immediato: le partite vennero trasmesse in TV, le dirette erano seguitissime e gli sponsor si contendevano gli spazi pubblicitari più ambiti a suon di Yen. Inoltre i nuovi stadi si riempirono di tifosi (nonostante la TV) e il merchandising della lega e delle varie squadre iniziò ad andare a ruba. La popolarità raggiunse livelli davvero inattesi, le trasmissioni dedicate alla J.League si moltiplicarono, i giornali iniziarono a dedicarle sempre più spazio e l’impatto fu enorme. Un elemento molto importante, specialmente nell’attirare nuovi tifosi e appassionati, fu la capacità di diffondere in maniera capillare il prodotto-calcio. Il marchio J.League e i loghi dei vari club erano ovunque. Alcuni oggetti scatenarono vere e proprie manie come ad esempio le allora diffusissime e utilizzatissime tessere telefoniche della NTT (vedi foto) che recavano le immagini delle squadre, dei calciatori più amati e delle mascotte: ancora oggi sono oggetti di culto e alcune rappresentano rarità appetibili sul mercato collezionistico (anche a cifre esagerate come quelle che ritraggono Zico in maglia Antlers).

Il ghiaccio ormai era rotto: iniziava l’era del calcio professionistico in Giappone....

NTT Card (1995) - J.League Mascotte
NTT Card (1995) - J.League Mascotte

(foto di Mario A.Persegani - opera propria - tutti i diritti riservati)

NTT Card (1994) - Yomiuri Verdy
NTT Card (1994) - Yomiuri Verdy

(foto di Mario A.Persegani - opera propria - tutti i diritti riservati)