Su quel volo della Japan Airlines che da Milano dirigeva verso Tokyo chissà quali pensieri attraversavano la mente di un giovanissimo Hidetoshi Nakata appena ventenne fronte contro il finestrino e occhi a mandorla lucidi. Il primo lungo viaggio della sua vita, il primo su quel mondo che è sempre stato fluttuante sotto i suoi piedi. Ultimi giorni di febbraio 1996 e Hidetoshi, considerato in patria un talento emergente e dal possibile avvenire, aveva appena terminato uno stage con la Juventus che lo aveva visto disputare anche il torneo di Viareggio e conoscere da vicino Alex Del Piero. Esperienza significativa per il giovanissimo Nakata dalla quale apprende e capisce molto riguardo al calcio europeo e alle sue difficoltà. Ma purtroppo per lui non era ancora il momento di sbocciare come un fiore di loto sui prati verdi del Vecchio Continente e ritornò in Giappone, promettendo a se stesso che un giorno ce l’avrebbe fatta.

Hidetoshi Nakata, centrocampista centrale con spiccate doti offensive, intelligenza calcistica rara, piede destro delicato, tecnica buonissima, passione per la moda e gli abiti su misura, look curatissimo, tranquillo nella vita privata e un po’ pigro, bevitore di sake e buon vino, amante dell’arte, del design e della lettura (spesso prima delle partite leggeva libri informandosi su tutto), intelligenza fuori dal comune, cultura propria elevatissima, single per scelta, innamorato del calcio e del mondo sin da quando era bambino, è nato a Yamanashi (piccola cittadina situata circa 100Km a ovest di Tokyo) il 22 gennaio 1977 da genitori informatici. Iniziò a prendere a calci il pallone all’età di nove anni nella squadra della sua scuola, raccontando che essendoci molti ragazzini dell’istituto desiderosi di giocare a calcio e avendo a disposizione un singolo campetto, spesso gli toccava fare i turni, svegliarsi prestissimo la mattina, lanciare uno sguardo al poster di Holly Hutton (Captain Tsubasa) orgogliosamente appeso al muro della sua cameretta (come in quelle di tantissimi suoi coetanei di tutto il mondo) e giocare all’alba, alle 5 e, nel migliore dei casi, alle 6. 

Hidetoshi la gavetta la conobbe, la fece tutta nelle giovanili, ma il suo destro, il suo stile di gioco accompagnato dal suo caratteristico movimento in mezzo al campo, la sua intelligenza calcistica e la sua tecnica, spiccarono presto e così finalmente nel 1995, a diciotto anni, venne notato e acquistato dal Bellmare Hiratsuka (attuale Shonan Bellmare). La squadra poteva vantare un discreto passato in Japan Soccer League, ma ai tempi del nostro "Hide" giaceva a un livello medio-basso all'interno del panorama footbalistico nipponico: questo permise a Nakata di esprimersi senza troppe pressioni e coltivando con cura il suo talento, giorno dopo giorno, partita dopo partita, senza dover bruciare le tappe e dimostrare nulla a nessuno.

All’età di diciannove anni Nakata si trovò di fronte al bivio cruciale e probabilmente più importante della sua vita, ovvero dover scegliere se provare a fare il calciatore con tutti i dubbi del caso oppure se proseguire negli studi universitari. Hidetoshi scelse e scommesse sulla carriera da calciatore, il suo sogno da bambino era li davanti ai suoi occhi e stava per avere inizio, il fiore di loto di Yamanashi stava per sbocciare sui prati verdi della nuova J.League. Scommessa dura per quel giovane e timido ragazzo, ma senza dubbio scommessa vinta. Probabilmente se avesse optato per la carriera universitaria avrebbe avuto comunque successo nella vita, anche se, non si sarebbe mai potuto permettere la pensione a soli 29 anni!

Ormai un nuovo sole luminoso stava levando ad Oriente. Con la maglia del Bellmare Hiratsuka il giovanissimo Hidetoshi divenne subito titolare inamovibile in mezzo al campo e un faro per i compagni. Durante gli anni in verdeblu Hidetoshi da Yamanashi mise in mostra giocate di fino, un destro delicato, visione di gioco, intelligenza calcistica fuori dalla media, assist sfornati a ripetizione per i compagni, molte reti (una caratteristica rara per un calciatore che interpreta quel ruolo) e la timidezza che nella vita quotidiana lo accompagnava che si trasformava in leadership sui rettangoli verdi nipponici. Nakata migliorava di partita in partita, già allora giocava sempre a testa alta. Dalle vittorie lungo la Tōkaidō alle conquiste in Asia, perché addirittura così culminò il 27/12/1995 la sua prima stagione da "Pro" con la squadra di Hiratsuka. In quella notte di dicembre Hidetoshi e i suoi trionfarono 2-1 contro l’Al Talaba (Iraq) nella finale della Coppa delle Coppe dell’AFC. La rete della vittoria venne siglata a nove minuti dalla fine proprio da Hidetoshi Nakata. I giapponesi in quegli anni iniziarono a stropicciarsi gli occhi vedendolo giocare e a sognare ad ogni sua giocata o verticalizzazione, in quel periodo arrivarono per lui anche le prime meritate convocazioni per indossare l’armatura blue della nazionale nipponica ma soprattutto ci fu la prima storica qualificazione del Giappone ad un Mondiale, quello di France ’98. Hidetoshi si rivelò uno dei protagonisti massimi di quella cavalcata, soprattutto nell’infinito spareggio decisivo alle porte dell’inferno di Johor Bahru in Malesia a metà novembre 1997 contro l’Iran. Quella sera Nakata, da vero leader, si caricò la sua nazionale e l'intero paese sulle spalle fornendo due assist, il primo con gran passaggio in profondità di destro in occasione del vantaggio giapponese e il secondo con un cross dosato al millimetro dalla fascia sinistra, sempre di destro, per il colpo di testa del 2-2 di Shoji Jo che a quindici minuti dalla fine dei tempi regolamentari mandò le squadre ai supplementari e un popolo a pregare con il fiato sospeso. E poi, ad una manciata di istanti dai calci di rigore, Hidetoshi Nakata sale di nuovo in cattedra, si fa consegnare la sfera tra i piedi in posizione centrale tra centrocampo e area di rigore nemica, avanza palla al piede, evita un paio di avversari in dribbling, giunge al limite dell’area allargandosi verso sinistra, appena vede uno spiraglio calcia in porta di sinistro incrociando basso, il portiere avversario respinge corto, sulla palla arriva per primo il centrocampista Masayuki Okano che mette la palla in rete per il 3-2 finale tra lacrime, urla, gioia, dolore e orgoglio di un paese che sta sognando e non vuole smettere di farlo.

Il nome di Nakata era ormai sulla bocca di tutti, le principali testate del paese da Tokyo ad Osaka passando per Shizuoka non si risparmiavano a scrivere articoli su di lui. Non mancavano nemmeno gli interessamenti da parte di club Europei. La maglia della Nazionale "Nakata 8" iniziò ad andare a ruba in tutti gli store dedicati. Hidetoshi disputò anche una buonissima Coppa del Mondo nel 1998 , fece vedere giocate di livello e il suo piede destro e la sua qualità non passarono certo inosservati tra gli addetti ai lavori e non solo. Quel fiore di loto che qualche anno prima non era ancora sbocciato mentre passava da Torino, era ormai pronto alla fioritura, per Hidetoshi dopo il Mondiale francese era giunto il momento di un nuovo viaggio, quel viaggio che per tutta la sua vita accompagnerà Hidetoshi Nakata ogni volta verso lidi sempre nuovi e differenti. Per Nakata si stava realizzando uno dei suoi sogni, probabilmente il più grande e il più nascosto che aveva sin da bambino, sin dai tempi in cui si alzava prestissimo la mattina per andare al campetto della scuola a giocare a calcio. Nakata era ormai diventato “Big in Japan” e l'Europa lo stava aspettando. Era giusto così, la naturale evoluzione delle cose per un calciatore che nella terra della Katana aveva sempre giocato di fioretto.

 

                                                                                                                                              continua つづく

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Parte 1 - Da un'idea di Nicola Rota, testo di Nicola Rota, immagini di Wikimedia Commons, Pubblico Dominio tranne foto iniziale esplicitamente attribuita all'autore.